Magasa e il suo territorio

MAGASA E IL SUO TERRITORIO

Percorso storico n. 2

ITINERARIO: Magasa (965 m) – Denai (1210 m) – Rest (1200 m) – Cadria (943 m) – Magasa (965 m)

Tempo di percorrenza: 5,00 h

Dislivello: 450 m.

Percorrenza: Bike and Trekking

Difficoltà: E

Il Percorso: Di fronte alla palazzina comunale di Magasa, verso nord si inerpica il nostro sentiero, in passato la vecchia via che collegava il paese con i pascoli di Denai e Vott.
Arrivati al primo bivio si imbocca a destra la carreggiata, in parte asfaltata e in parte sterrata, che attraversa i pascoli di Denai fino a raggiungere e oltrepassare Malga Alvezza dalla quale si risale ad un gruppetto di cascine.
Da qui, per una ripida strada sterrata, si scende in breve a Cima Rest sbucando sulla statale nei pressi della chiesetta e proseguendo in direzione est fino al tornante. Imbocchiamo ora la stradina in discesa (direzione sud est) che ci conduce a circa 200 metri prima della frazione di Cadria. Da qui il sentiero riprende in leggera salita, prima verso sud-ovest, poi verso nord, conducendoci nuovamente a Cima Rest. Risalendo la statale in direzione ovest arriviamo alla chiesetta con vista su Magasa. Sul tornante, riprenderemo il sentiero che scende in direzione sud. Dopo aver attraversato la statale, ci immettiamo sulla vecchia mulattiera che, con un percorso bellissimo in leggera discesa, conduce a Magasa.

Le antiche vie della Val Vestino

Strade asfaltate collegano oggi i 7 paesi della Val Vestino, ma fino a pochi decenni fa essi erano collegati solo da sentieri e mulattiere. Molti di questi percorsi sono caduti in disuso e il bosco li ha in alcuni casi cancellati; in altri invece essi sono ancora facilmente individuabili e recentemente sono stati ripristinati e segnalati con chiarezza per coloro che intendono muoversi da un paese all’altro evitando il più possibile in traffico, in vero non intenso in Val Vestino, delle automobili. I paesi della valle sono collocati in modo tale da rendersi solo in rari punti visibili l’uno all’altro: seguire i vecchi tracciati che li collegano permette innanzitutto di godere di vedute insolite degli abitati, impossibili per quanti percorrono le strade di fondovalle. Ma soprattutto raggiungere le case provenendo dal bosco o dai prati rende evidente il rapporto che gli abitanti di questi piccoli aggregati intrattenevano con l’ambiente che li circondava: si riesce ad immaginare l’andirivieni di donne, uomini e bambini, con i loro animali, fra il paese e il bosco, dove si raccoglieva il pattume per la lettiera delle bestie, e la legna per il fuoco, o il lento movimento delle mandrie che tornavano dal pascolo e rientravano seguendo le stess e stradine alle stalle.

Quelle che in un primo momento ci erano sembrate solo scorciatoie rivelano allora la loro identità di veri e propri percorsi, storici proprio per l’uso intenso che tradizionalmente se ne fece ancor prima che per l’epoca lontana in cui furono tracciati. E alcuni segni ci dicono la cura con la quale venivano conservati e le funzioni cui assolvevano: i ruderi di un casolare abbandonato ci segnalano che un tempo il luogo, anche se discosto dal paese, era abitato; la piazzola che improvvisamente si apre nel folto del bosco e che il nostro sentiero lambisce rimanda all’epoca, non lontana ma per sempre passata, in cui qui, sulla “gial”, si accatastavano legne tagliate in piccoli pezzi, le si copriva con la terra e se ne provocava la lenta combustione per ottenere il carbone; i muri che si intravedono, ormai senza tetto, fra le piante, sulla riva del torrente, sono quelli del vecchio mulino dove gli abitanti del paese soprastatesi recavano quasi quotidianamente per far macinare i cereali che coltivavano sui piccoli pianori ricavati sui fianchi della montagna. Gli antichi percorsi, tuttavia, non si fermavano al paese cui giungevano: lo attraversavano e spesso proseguivano oltre i confini della Val Vestino. Moerna, ad esempio, era una tappa sull’antico itinerario che collegava il Garda, partendo da Toscolano e passando per il Molino di Bollone e Turano, alla valle del Chiese, in territorio trentino. Gli abitanti lo percorrevano soprattutto nei mesi estivi, quando trasferivano il bestiame a Bagolino o in Val Dorizzo.

Da Persone si stacca l’antica mulattiera che attraverso la Bocca di Val portava alla valle del Chiese. Nei periodi di guerra questa mulattiera fu utilizzata dagli eserciti che dovevano scendere verso Brescia evitando la sponda occidentale del lago d’Idro, dominata dalla temibile Rocca d’Anfo.