Magasa e il suo territorio

MAGASA E IL SUO TERRITORIO

ITINERARIOMagasa (965 m) – Denai (1210 m) – Rest (1200 m) – Cadria (943 m) – Magasa (965 m)

Tempo di percorrenza: 5,00 h

Percorrenza: Bike & Trekking

Difficoltà: E

Il Percorso: Itinerario ad anello che ha inizio dal comune di Magasa e s’inerpica lungo la vecchia via che collegava il paese con i pascoli di Denai e Vott. Si attraversano i pascoli di Denai fino a raggiungere, oltrepassando Malga Alvezza, la chiesetta di Cima Rest. Da qui si può scegliere se spingersi fino a Cadria e ritorno, oppure rientrare direttamente a Magasa.

Le antiche vie della Val Vestino

Strade asfaltate collegano oggi i sette paesi della Val Vestino, ma fino a pochi decenni fa essi erano collegati solo da sentieri e mulattiere. Molti di questi percorsi sono caduti in disuso e il bosco li ha in alcuni casi cancellati; in altri invece essi sono ancora facilmente individuabili e recentemente sono stati ripristinati e segnalati con chiarezza per coloro che intendono muoversi da un paese all’altro evitando il più possibile in traffico, in vero non intenso in Val Vestino, delle automobili. I paesi della valle sono collocati in modo tale da rendersi solo in rari punti visibili l’uno all’altro: seguire i vecchi tracciati che li collegano permette innanzitutto di godere di vedute insolite degli abitati, impossibili per quanti percorrono le strade di fondovalle. Ma soprattutto raggiungere le case provenendo dal bosco o dai prati rende evidente il rapporto che gli abitanti di questi piccoli aggregati intrattenevano con l’ambiente che li circondava: si riesce ad immaginare l’andirivieni di donne, uomini e bambini, con i loro animali, fra il paese e il bosco, dove si raccoglieva il pattume per la lettiera delle bestie, e la legna per il fuoco, o il lento movimento delle mandrie che tornavano dal pascolo e rientravano, seguendo le stesse stradine, alle stalle.

Quelle che in un primo momento ci erano sembrate solo scorciatoie rivelano allora la loro identità di veri e propri percorsi, storici proprio per l’uso intenso che tradizionalmente se ne fece ancor prima che per l’epoca lontana in cui furono tracciati. E alcuni segni ci dicono la cura con la quale venivano conservati e le funzioni cui assolvevano: i ruderi di un casolare abbandonato ci segnalano che un tempo il luogo, anche se discosto dal paese, era abitato; la piazzola che improvvisamente si apre nel folto del bosco e che il nostro sentiero lambisce rimanda all’epoca, non lontana ma per sempre passata, in cui qui, sulla “gial”, si accatastavano legni tagliati in piccoli pezzi, le si copriva con la terra e se ne provocava la lenta combustione per ottenere il carbone; i muri che si intravedono, ormai senza tetto, fra le piante, sulla riva del torrente, sono quelli del vecchio mulino dove gli abitanti del paese sovrastatesi recavano quasi quotidianamente per far macinare i cereali che coltivavano sui piccoli pianori ricavati sui fianchi della montagna. Gli antichi percorsi, tuttavia, non si fermavano al paese cui giungevano: lo attraversavano e spesso proseguivano oltre i confini della Val Vestino.